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Diario di viaggio: Romania


ROMANIA (29/5/05 – 6/6/05)

(Francesca)

 

DOMENICA 29/05/05

Arriviamo all'aeroporto Baneasa di Bucarest attorno alle 10 del mattino ora locale.  L'aeroporto è piccolino, nella zona di ritiro dei bagagli due uomini armati di forza estraggono valige, borsoni e zaini dal camioncino e li depositano sul nastro rotante. Il tutto mi fa ritornare alla mente la Yugoslavia di alcuni anni fa, la Yugoslavia di prima della guerra quando con la mamma si andava nella cosiddetta zona B a comprare la carne: il supermercato e la macelleria di Lokev avevano lo stesso aspetto di questo aeroporto. In aeroporto ci attende un amico di Dorin; lui ha impegni famigliari. Montiamo tutti e quanti su un pulmino di colore rosso e ci dirigiamo verso Ploieşti. C'è un caldo pazzesco ma fortunatamente è anche molto ventilato.

A Ploieşti, andando alla ricerca di una trattoria dove poter mangiare qualcosa ci imbattiamo, in una manifestazione per bambini. Bambini di varie età alcuni su pattini, altri in bicicletta attendono il via per disputare una gara. Dopo il pranzo ci avviamo verso la casa di Dorin, a Starchiojd. Il paesino è piccolo, una strada principale asfaltata per modo di dire, piena di buchi … tant'è vero che per evitarli è necessario che l'autista faccia uno slalom… Da essa si dipartono una serie di stradine secondarie molte delle quali sono in terra battuta, ai margini casette con recinti di legno.

La casa di Dorin è semplice ma accogliente: le stanze per gli ospiti a due letti sono tutte in legno, poi c'è una cucina e due bagni.  Il bagno presenta un piccolo inconveniente non è opportuno gettare la carta igienica nel water: si rischia di intasare tutto…. L'acqua del rubinetto non è assolutamente potabile.

Nel pomeriggio andiamo in un villaggio vicino dove è in corso una festa, non sembra essere una festa specifica…ci sono persone di ogni età, molti giovani ballano, molti devono birra, molti sono già abbastanza brilli. Verso sera ci dirigiamo verso Valea Screzii per visitare l'Associazione pro Vitae fondata da Padre Nicolae. Al nostro arrivo molte ragazze corrono incontro a Michele: è stato qui già due volte a fare un'attività di volontariato con alcuni amici. Nel campo vivono ragazze con vari tipi di disagio, ragazze madri, bambini… tanti, tanti bambini…sono bellissimi, seduti a terra all'interno di una stanzetta …con loro un'educatrice… La stanzetta ha, a terra, un tappetino sul quale sono stampati dei percorsi stradali per le macchinine… sono simili hai tappetini che avevo anch'io a scuola.. ho una strana sensazione addosso…perché li tengono chiusi la dentro? La giornata è bellissima perché non sono fuori all'aria aperta? Mi viene da pensare che il tipo di educazione forse è ancora di un certo tipo… Non mi azzardo a domandare, ma mi rattrista vederli così, forse però è normale… Non riusciamo ad incontrare Padre Nicolae

Rientriamo a casa. Vicino a casa c'è un camion dal quale scendono donne e uomini con galoscie ed in spalla sacchi, zappe, pale. Dorin racconta che molte persone di Starchiojd hanno i campi distanti anche centinaia di Km, quindi si organizzano con un camion e rimangono a lavorare nei campi anche per un'intera settimana. Durante questo periodo dormono nei campi. Non mi è chiaro se gli appezzamenti in cui lavorano sono statali o di loro proprietà… Che si tratti di rimasugli delle "antiche" fattorie collettivizzate?

Dorin… la prima impressione che ho è che sia una persona un po' "orso" però molto attento. Molto orgoglioso, con grande senso delle tradizioni. Si parla con lui dell'entrata futura della Romania in Europa: lui è contrario, ritiene che i piccoli artigiani, produttori verranno risucchiati dall'economia globale… e non ha tutti i torti… Ha paura poi che il suo paese possa perdere le sue tradizioni, i suoi usi, i costumi.

 

LUNEDI' 30/05/05

Partiamo per dirigerci verso i Vulcani di fango: VULCANI NOROIOSI. Lungo il tragitto attraversiamo  vari villaggi, ma quello che mi colpisce maggiormente è un villaggio rom. Le case sembrano simili a tutte le altre case romene, forse solo un po' più trasandate. Le porte aperte fanno intravedere gli interni precari. Nei giardini strutture di tubi dai quali fuoriesce del fumo.. sono cucine… I carri di legno assomigliano a quelli che avevano i vecchi pionieri del Far West, spesso però al posto della tela hanno dei grandi nylon trasparenti. Per la strada cani randagi, poi bambini non molto puliti, anzi… mi chiedo come mai non siano a scuola… Ad un certo punto la strada si interrompe. L'alluvione degli scorsi mesi ha dissestato il ponte. Prendiamo la via alternativa lungo il greto del fiume. La gente si è arrangiata da sola e lungo il greto ha addirittura sistemato alcuni segnali stradali… Ad un certo punto dobbiamo guadare il fiume con la macchina. Due ragazzini ed un uomo rom sono lì ad indicare agli autisti il posto più opportuno per raggiungere la sponda opposta del fiume. Per la loro prestazione chiedono una ricompensa…

Arriviamo nell'area in cui affiorano i vulcani di fango. Una distesa di fango secco dal quale emergono morfologie coniche, con tanto di cratere ed acqua fangosa che bolle… l'odore sembra simile allo zolfo, ma non penso ci possa esosere zolfo, forse si tratta del classico odore bituminoso legato ad ambiente asfittico. Forse, vista la genesi di queste forme, si tratta di metano…

Proseguiamo verso il campo di sculture di Magura.  In un immenso prato verde, all'ombra di alberi, Dorin stende a terra una tovaglia ed imbandisce la tavola con prosciutto, formaggio,  salsicce e pane. Dopo il pasto ci inoltriamo in una passeggiata tra le sculture e poi nella foresta.  La natura è molto bella ma queste sculture non mi sanno dire un gran che! Poi andiamo a visitare il Monastero di Ciolanu. Non mi piace molto, ho in mente i Monasteri di Rodi molto più antichi, semplici e rudimentali… questo è un Monastero tutto sommato molo recente, del 1800, disattende un po' le mie aspettative.

 

MARTEDI' 31/05/05

Partiamo alla volta della miniera di Slanc. Lungo il percorso donne e uomini lavorano nei campi. Ci sono per lo più donne anche di una certa età, alcune da sole, altre in coppia la maggior parte i piccoli gruppetti.. zappano la terra. I loro volti e le braccia sono bruciati dal sole. Sotto l'ombra degli alberi alcune fanno merenda.

Arriviamo a Slanic, per scendere nella miniera prendiamo una sorta di ascensore. Arriviamo fino ad una profondità di circa 300 m. Davanti a noi si apre uno stanzone, con pareti in salgemma interamente squadrate, sul soffitto lo stemma con falce e martello: dentro di me penso che molto probabilmente  si sono dimenticati di cancellarlo… La miniera è tutta così..non un riferimento al lavoro dell'uomo, non uno strumento di lavoro, niente di tutto ciò. Solo enormi vani in uno dei quali compaiono due statue in salgemma una dedicata a Decebalo l'altra a Traiano; indicano l'origine  del popolo romeno. Un'area della miniera è adibita alle cure per asmatici. In una bacheca alcuni minerali rinvenuti: ambra e salgemma. Poi un bar, tavolini e giochi per bambini: altalene, scivoli e soprattutto flipper ed altri giochi del genere. Il tutto mi fa un po' tristezza … forse è solo una mia impressione ma accanto alla gloriosa miniera da regime mi sembra di vedere l'avanzata di una mentalità occidentale: giochi,  flipper e quant'altro in un luogo inappropriato!  Anche qui penso…è proprio come la ex Yugoslavia…

Ci rechiamo poi a  Ploieşti dove cerchiamo a lungo un posto dove poter mangiare… ed alla fine approdiamo in un posticino veramente incredibile…di un decadente più unico che raro… per non piangere viene da ridere…. Dorin ci dice poi che è un locale di proprietà dello Stato quasi a voler giustificare che la lentezza nel servizio e lo stesso aspetto del locale è così proprio in quanto statale…. Traspare in questa sua affermazione una severa condanna a tutto ciò che è statale ed una spiccata simpatia verso la privatizzazione…. va  beh!!! Evidentemente dipende da che tipo di  Stato e statalizzazione… Ad ogni modo, nonostante tutto,  abbiamo mangiato bene! Ci avviamo  poi al mercato di Ploieşti. Sotto un enorme capannone bancherelle piene di verdure: bari di insalata, verza, cappuccio, cipolle, fragoline di bosco. Banconi  in legno azzurro con il pianale in pietra sul quale poggia direttamente la merce.  Le donne pesano la merce con le stadere. In una bancarella acquistiamo le ciotole in ceramica  nelle quali si mangia la ciorba.

Verso sera ci avviamo verso il Monastero di Zamfira .

 

MERCOLEDI' 01/06/2005

Ci dirigiamo verso il monastero di Sinaia ed il castello di Peles. Abbandoniamo la Valacchia ed entriamo in Transilvania: il paesaggio cambia e la stessa architettura delle case è diversa, lo stile è abbastanza simile a quello austriaco, le pareti spesso sono variamente colorate. Arriviamo a Sinaia, piccola cittadina di montagna molto curata ed andiamo a visitare il suo Monastero. Poi, attraverso un stradina immersa tra alberi, ci dirigiamo a piedi al castello di  Peles, dimora estiva del re Carlo I.  La stradina è fiancheggiata da bancherelle di ogni tipo e, lungo il tragitto, donne e ragazzine si avvicinano per venderci le fragoline di bosco accuratamente riposte in cestini, talvolta in semplici bicchieri di plastica. Il castello ci appare in mezzo al bosco, con le sue guglie e le sue torrette da favola. Davanti, un piazzale con giardino tipicamente austriaco. Entriamo nel castello dove una guida ci illustra le varie stanze, ciascuna arredata secondo lo stile  di un paese diverso.

La giornata prosegue con la visita al castello di Bran, noto come castello di Dracula perché fatto costruire da Vlad Tapes. Il castello, arrocato, ha uno stile medioevale, le pareti  sono colorate in calce bianca. E' molto bello, soprattutto l'interno con il suo chiosco. Le stanze visitabili, non sono molto arredate, i pochi mobili rimasti sono molto belli, in legno massiccio. Dalle piccole finestre bellissimi scorci.

Verso sera arriviamo a Sighishoara. La luce del sole che sta tramontando e che si fa spazio tra le nuvole nere e piene di pioggia, attribuisce alla torre dell'orologio, con la  sua struttura di statuine rotanti, un aspetto veramente meraviglioso. La cittadina è circondata da mura e da 10 torri ciascuna delle quali è stata costruita da una diversa corporazione. In un locale, che si dice sia stato la casa natale di Vlad Tapes -il nostro Dracula-, ci fermiamo a bere qualcosa…ennesimo tentativo di bere un caffè decente…

Sono ormai le dieci di sera quando arriviamo a Brasov. Essendo molto tardi non vediamo un gran che… Ci dirigiamo però verso la periferia della città dove Dorin conta di farci incontrare gli orsi. Quando ci arriviamo, dentro di me penso che mi sembra abbastanza utopica la speranza, da parte di Dorin, di farci vedere degli orsi!  La realtà che si presenta ai nostri occhi è quella tipica di una zona periferica di città: case popolari in schiera, una strada principale al ridosso del bosco e una serie di cassonetti per le immondizie sistemati al limite della strada, proprio a ridosso di un muretto dal quale ha poi inizio il declivio del bosco.  Dorin percorre questa strada con la macchina… lungo la strada dei cartelli "ATTENZIONE PERICOLO ORSI"…mah, il tutto mi sembra abbastanza incredibile… Ma, ad un certo punto, Dorin ferma la macchina, dal bosco scende un orso….anzi no, mamma orsa con quattro battuffolini che le corrono dietro.. Non posso credere!!!   Mamma orsa si tuffa con il muso nel cassonetto delle immondizie dal quale riemerge, dopo un po', con in bocca una borsa di nylon dalla quale  poi estrae con il muso qualcosa per poter mangiare. Gli orsacchiotti  si aggirano nei dintorni. Rimaniamo lì ad osservare la scena per parecchio tempo, mamma orsa compare in tutta la sua mole, si posiziona anche in piedi… Il tutto è veramente incredibile e triste: l'orso che per mangiare arriva fino a ridosso della città, la gente che convive con questo pericolo, perché, Dorin ci racconta, delle persone sono anche morte.

Rientriamo a casa alle tre di notte, nonostante l'ora la tavola è imbandita per la cena e Dorin va a svegliare nonna Sofia affinché ci serva la cena: non ci sono parole.. un disagio tremendo. Nonna Sofia è la mamma di Maria, moglie di Dorin; silenziosa e dolce ci fa trovare sempre un ottimo pasto pronto.

 

GIOVEDI' 02/06/2005

Oggi è prevista la gita sul carretto nella valle attorno a Starchiojd. I due vicini di casa di Dorin  armeggiano attorno ai cavalli e ai due carri che ci porteranno in giro per il paese e dintorni. Da perfetti cittadini imbranati ci appollaiamo sulle travi disposte di traverso sul carro e partiamo… non senza difficoltà iniziale per riuscire a mantenere un certo equilibrio su una struttura che, pur essendo solida,  presenta comunque un equilibrio dinamico del tutto diverso da quello a cui noi siamo abituati  sulle nostre  macchine. Ridenti, allegri e felici attraversiamo il villaggio, i campi, il greto del fiume, guadiamo il fiume… salutando da perfetti turisti stupidini gli autoctoni che talvolta rispondono al nostro saluto, talvolta sorridono, altre volte ci osservano con lo sguardo tipico di chi dentro di sé pensa, forse non a torto, che siamo dei perfetti imbecilli… perché per loro quello è il mezzo di locomozione più diffuso, è il mezzo che usano per andare a lavorare nei campi, per andare a prendere l'acqua nel pozzo, per la fatica della loro quotidianità… per noi è un gioco divertente, un "lusso" da turisti.

Il tempo non è a nostro favore, pertanto invece che mangiare sul greto del fiume, siamo costretti a rientrare a casa.

Nel pomeriggio andiamo a trovare Cristin, un volontario dell'Associazione Pro Vitae che, di mestiere, fa icone. Ci racconta come nasce un'icona, cerca di spiegarci le tecniche che lui usa, ci mostra alcune sue opere.

La serata si conclude con la visita al nuovo terreno che Dorin ha acquistato, vorrei fermarmi un po' qui: dall'alto della collina si può osservare un paesaggio infinito, colline e colline che si susseguono di un colore verde intenso, disseminate di fiori, alberi da frutta, un silenzio immane. Il sole sta tramontando, la luce accarezza questo paesaggio dolce che mi dà pace e serenità.

 

VENERDI' 04/06/2005

Attraverso una carrareccia in mezzo al bosco ci "inerpichiamo" verso il Monastero di Crasna.  Quando arriviamo i monaci sono impegnati nella celebrazione di una funzione dedicata alla salute. Decido di assistere alla funzione e, sebbene Dorin ci abbia specificato che in chiesa è bene stare o in piedi o in ginocchio sul tappeto, ad un certo punto, a causa di dolori atroci alle ginocchia, tento di sedermi a terra nella convinzione che questo, tutto sommato, non possa rappresentare un grande torto. Ma vengo subito richiamata all'ordine da una giovanissima monaca al mio fianco che, piegata in due sulle sue ginocchia mi fa cenno con il dito indice della mano che la posizione che ho assunto non va assolutamente bene.. Il rito mi appare molto ricco di ritualità. Dalle poche cose che ho potuto osservare, dai discorsi fatti da Dorin mi sono creata un opinione piuttosto rigida della religione ortodossa. L'impressione è che non vi sia una grande apertura verso l'ecumenismo, che molti atti  vengano recepiti come peccato, ci sono inoltre tutta una serie di credenze, penso di origine popolare, che tutti osservano e alle quali la gente comune sembra attribuire una certa importanza.  Mi ha colpito molto ad esempio l'usanza che hanno di ricoprire il capo dei bimbi appena nati con una cuffietta bianca sulla quale è stato applicato un fiore rosso. Il fiore servirebbe a preservare il bimbo dagli sguardi di persone con gli occhi chiari che avrebbero il potere di "succhiare l'anima" al bambino.

Al termine della celebrazione un monaco ci dà alcune spiegazioni relative al Monastero vecchio e a quello più recente. Ci fermiamo a  pranzo nella foresteria del monastero. Dove in silenzio degustiamo la ciorba, ed altre pietanze semplici, serviti da monaci in abito da lavoro; sono giovani  e  belli!

Accompagnati dalla pioggia riprendiamo il cammino verso le macchine.

Al pomeriggio  tentiamo nuovamente di incontrare Padre Nicolae e ci dirigiamo al campo. Rimaniamo al campo giocherellando con i bambini e chiacchierando con le ragazze accolte senza però riuscire a vedere Padre Nicolae! Proseguiamo poi per Valea Screzii dove incontriamo Gigi, artigiano del legno che ci mostra alcune delle sue opere in legno intagliato. Da lui degustiamo del miele appena tolto dall'arnia, con tutta la cera delle celle!! Ne ordiniamo un po' per portarlo a casa!

 

SABATO 05/06/2005

Prima di partire per Bucarest, Dorin ci fa vedere le icone e i dipinti su vetro fatti da Maria. Sono veramente belli, soprattutto alcuni ritratti di donne mi colpiscono molto e mi trasferiscono una sensazione di dolcezza…traspare, forse, la mitezza e la dolcezza di Maria.

Partiamo  per Bucarest. Appena arrivati ci sistemiamo subito in un albergo nei pressi della stazione. L'albergo è a dir poco decadente, penso che in origine poteva essere stato anche un buon albergo, ma ciò che rimane è veramente incredibile…

Iniziamo la visita della città: passiamo davanti al Palazzo del Parlamento, fatto costruire da Ceauşescu e da lui chiamato Casa del Popolo!  E' enorme, basti pensare che per costruirlo Ceauşescu ha voluto abbattere un intero quartiere. Lo stile è tipicamente da regime; dal palazzo si diparte un enorme strada in stile Champs Elysées affiancata da enormi palazzi in cui erano previsti i vari ministeri e le abitazioni dei politici. Visitiamo poi la Piaţa Revoluţiei dalla quale Ceauşescu tenne l'ultimo discorso, durante la rivoluzione  del dicembre '89.  Giriamo per le strade della città, mi assale un senso di malinconia: Bucarest non mi piace, è piena di contraddizioni, è grigia, anonima, con palazzi enormi in marmo bianco, è una città tipicamente da regime… nella quale si fa spazio l'occidente che avanza in modo sfrenato e smisurato. Enormi centri commerciali,  Mc Donald e tanta tanta pubblicità: interere facciate di edifici ricoperte da cartelloni pubblicitari! Le donne di Bucarest  sono agli antipodi rispetto quelle della campagna; tacchi alti, vestiti sfarzosi anche se spesso in tessuti di pessima qualità…ma ciò che conta è l'apparenza. Di sera ceniamo i un locale tipico: Hanul Manuc.

 

DOMENICA 06/06/2005

Decidiamo di voler visitare il Palazzo del Parlamento: rimango delusa anche se c'era da aspettarselo! Stanze e corridoi enormi, con tappeti che spesso riproducono le decorazioni dei soffitti, lampadari pesanti in cristallo, pareti in marmo bianco, talvolta rosato. Un orrore… Esco da palazzo con un senso di sconforto, penso alla povera gente, a Dorin che dice di avere vissuto la sua giovinezza nel terrore, nel silenzio, senza poter parlare neppure con i vicini di casa per la paura che questi potessero essere delle spie.. Penso all'arettratezza in cui si trova ancora oggi la campagna, al fatto che nelle case non c'è neppure l'acqua potabile, alle strade non asfaltate, alla povertà, ai bambini abbandonati e mi chiedo se mai queste persone si siano sentite abbandonate non solo dal loro paese ma anche dal resto del mondo.

 

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